Creato da matinese il 03/03/2008
l'arte di giorgio de cesario artista salentino
giorgio de cesario è un artista poliedrico che sfrutta al massimo le sue conoscenze nei vari campi in cui opera (architettura, arredamento, design, grafica, fotografia, pittura, scultura) per farne elemento fondante della sua arte intesa come espressione pittorica, materica, decorativa, grafica.
 
 


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Id messaggio: 169
03/03/2008 17.41.54
IL SIMBOLISMO DEL SOGNO NELL'ARTE DI GIORGIO DE CESARIO
DI PAOLA BERARDI Fluenti e morbide linee definiscono esili corpi immersi in una dimensione onirica. Si tratta della raffigurazione di una realtà celata dietro volti realizzati come raggelanti maschere in cui si concentra tutto il potere espressivo di una densa comunicazione spirituale. I volti in rilievo, densamente materici, contrastano e sublimano la forza del diffuso decorativismo lineare sottolineato drammaticamente e in maniera quasi ossessiva da figure serpentinate. È evidente il riferimento al simbolismo del sogno e alle inquietitudini surrealiste che De Cesario rivisita attraverso un linguaggio figurativo immediato che gli permette di registrare dolentemente una drammatica realtà sociale.

Id messaggio: 168
03/03/2008 17.38.30
ARTE COME ESPRESSIONE PITTORICA, DECORATIVA, MATERICA E GRAFICA
DI BIAGIO PRATICO' Giorgio De Cesario è un artista poliedrico che sfrutta al massimo le sue conoscenze nei vari campi in cui opera (architettura, arredamento, design, grafica, fotografia, pittura, scultura) per farne elemento fondante della sua arte intesa come espressione pittorica, materica, decorativa, grafica. Ogni sua opera è caratterizzata, infatti, dall'amalgama di elementi decorativi e grafici con elementi sculturei rappresentati per lo più da volti in argilla di colore bianco, all'apparenza inespressivi, emaciati, corrosi dal tempo, che balzano dalla tela sovrapposti su colli lunghi e lineari con l'orecchio ingentilito da un orecchino che richiama la simbologia egiziana in cui quello destro riceve il soffio della vita e il sinistro quello della morte. Sono per lo più volti e corpi di donna, colti nella loro eroticità e nella loro quotidianità, che incarnano l'attualità del nostro tempo, tasselli di una realtà vera e, nello stesso tempo, immaginaria che De Cesario vive e si costruisce con intesità da ben oltre quindici anni.(E' il duale che traspare da tutte le opere). Epoca in cui, abbandonati Caravaggio e Giorgione (i due artisti che hanno inizialmente influenzato la sua pittura e di cui ancora si sente la presenza dell'utilizzo dei chiaro scuri)dà una svolta alla sua ricerca con l'impiego di tecniche nuove e diverse con un'opera 'La Procreazione' in cui il personaggio è un bambino con il volto in rilievo,con una faccia amorfa, con il collo lungo in primo piano, che ha segnato l'abbandono dei volti e delle donne stilizzate. Un'opera nata spontaneamente, senza alcun progetto alla base. De Cesario, quasi in trance, guidato da una mano esterna, incomincia il suo cammino, con questo personaggio dalla 'faccia da morto' che va a 'colpire' tutti i problemi fondamentali della nostra società. Anche se i volti, i personaggi, a prima vista, non sono normali e sembrano non essere reali, osservandoli attentamente si scopre che ogni volto ha la sua espressione in funzione dello scopo per cui è nato e si ricollega con la realtà attraverso la ricerca dei colori che rimandano all'impressionismo e all'espressionismo per collegarsi al romanticismo,mentre il sistema di ricerca pittorico-decorativo e grafico richiama il dadaismo. Ed anche se non emerge con chiarezza il legame con il cubismo la ' donna dagli otto volti' fa preludere ad una estensione anche in questo campo. Non una pittura, quindi, fine a se stessa, ma la pittura che ci trasmette un messaggio che viene da lontano. De Cesario, quando produce si apparta dal mondo per vivere nel suo mondo, in quel mondo che egli si è immaginato, dove attorno ad un tavolo banchettano molte persone, che vivono da tantissimo tempo e che non hanno una loro forza espressiva, che però viene data da lui. Praticamente de Cesario é il burattinaio che muove i fili della loro storia. Sta facendo vivere questi personaggi. E non soltanto. Li fa vivere con ironia, non con tragicità.

Id messaggio: 167
03/03/2008 17.35.16
GIORGIO DE CESARIO : IL VOLO NEGATO
di Eugenio Giustizieri Quando si ha il coraggio di esplorare la propria vita, allora si può guardare anche a quella degli altri e soffermarsi, con uguale, dolorosa naturalezza sulle ferite aperte, sulle piaghe che mai potranno rimarginarsi e su bocche spalancate che annunciano nascite e morti. E’ questa straordinaria sincerità morale a rendere emozionante ed incredibile la produzione artistica di Giorgio De Cesario. E’ una storia a ritroso, dipinta e scolpita dall’oggi allo ieri, scavando oltre le radici insospettate dell’infelicità del presente. Alla fine, nulla resta della storia dei volti e delle maschere, a parte la memoria di una sconfitta necessaria. Su questa sconfitta si apre la ricerca dell’artista. Con crudele semplicità la composizione ne elenca i termini mediante le applicazioni e manipolazioni di oggetti tratti dal passato. Già, il passato. Il pensiero può permettersi di andare a ritroso, di scavare nei gesti, negli sguardi di un volo negato, nelle parole di un giorno, di un anno, di una vita precedente. Non è un banale flashback, quello scelto dall’artista. Sono frammenti selezionati in ordine inverso, dal più vicino al più lontano, per scoprire come tutto è iniziato e poi concluso. L’emozione più forte è vedere, in entrambi i casi, la teoria alla prova dei fatti, l’intuizione che diventa linguaggio, la sperimentazione che crea un nuovo mondo di immagini, in grado di essere captate da ciascuno. De Cesario coglie il mondo alla sprovvista, usa il frammento per scardinare una realtà ancora più vera di quella che appare nel quotidiano. Così continuamente si ricrea la funzione metaforica del linguaggio, figure di uomini vuoti, impagliati che hanno commesso l’errore di credere che il progresso proceda in linea retta. Ma hanno preteso troppo, hanno voluto mordere un boccone troppo grande per le loro bocche. Così, da un’esistenza in technicolor, dalla conoscenza attraverso gli eccessi, dalla libertà radicale, sono passati di colpo alla sconfitta. E’ una sconfitta che l’artista racconta con impeto ed energia, ma anche con una meravigliosa serenità, quasi infantile, e una profonda sensibilità psicologica, concretizzando l’impressionante capacità di restituire il clima della nostra epoca e i sussulti del cuore di personaggi ricchi di sfumature, di slanci, di cammini intrapresi e mai interrotti. La sua è epopea avvincente che, nonostante tutto, trasuda voglia di vivere, rimpiange tutto ciò che c’è da rimpiangere, senza evitare di affondare la lama negli errori e nelle ingenuità dei nostri anni. Troppo frettolosamente messi in archivio. Intensità, vicinanza, dolore, solitudine e compostezza rappresentano le coordinate di una umanità che esiste, e crede, e spera, e si arrende. Senza far rumore, col grido che resta sospeso in gola. De Cesario centra il bersaglio del silenzio e, all’astuzia dei potenti, degli accademici, delle ideologie, contrappone l’attesa della rivelazione del reale, la sua infermità, la sua complicità con gli uomini semplici, la sua attenzione all’ignoto, dentro e fuori di sé. Tutto è pervaso da uno spirito misterioso e visionario; un impalpabile filo rosso aggrega i cieli evocati di un qui e di un altrove sconvolti e, con insolita semplicità, lancia il suo messaggio all’osservatore senza eccedere in retorica, in una sorta di gioco illusionistico che non può che lasciare sgomenti. E’ la storia che lacera l’uomo in fantasmi e lascia affiorare le debolezze di un’emozione irripetibile e, a tratti, selvaggia. E’ il silenzio di voci smorzate che lascia affiorare la debolezza umana, la sua vulnerabilità, la sua sofferta fantasia, fino ai presagi di morte. Il destino di chi è santo e dannato, angelo e demone.


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